Le immagini originarie — Figure, paesaggi, oggetti, memorie d’infanzia — affiorano come echi. Nel tempo si rarefanno, lasciando spazio a campiture, fratture e ritmi che evocano senza descrivere. Al centro resta la presenza del corpo: il gesto come misura del mondo.
Tra le influenze riconosco l’eredità della Scuola Romana, la lezione materica dell’Informale europeo, la disciplina del segno. Memoria e luce come specchi dell’interiorità.
Geografie del corpo: tracce, densità, trasparenze. Dialogo tra silenzio e ritmo, tra spazio e soglia.
“La pittura di Donatella Colasanti custodisce una luce antica che si fa presente: la materia non copre, rivela.” — Catalogo personale
“Il passaggio all’informale non è fuga dal reale, ma immersione nella sua sostanza emotiva.” — Rassegna stampa
“Segni, pause, lacerti cromatici: una grammatica visiva che trasforma il silenzio in ritmo.” — Testo critico